domenica 15 novembre 2009

Disinformazione come causa di sabotaggio

Disinformazione volontaria

In questo caso, la persona ha una mentalità, un ideologia, un amore, di vendetta o di orgoglio per cui fa una cosa per un altro scopo: per dare fastidio, per fare piacere o per dimostrare che è un disgraziato e si autoflagella per essere amato, raccolto e curato da qualcuno che, secondo il malcapitato, è importante. Chi vuole amministrare il potere non può essere un superficiale ingenuo che si butta nell'avventura dell'economia: nel business non ci possono essere margini di infantilità.

approfondimenti su www.ontopsicologia.org

giovedì 15 ottobre 2009

Il criterio di natura

Il criterio di natura è una misura che procede per evidenza, risponde ad una intenzione di natura e concretizza l’oggetto o il campo prescelto. E’ l’intenzionalità di natura quando e come si evidenzia.

Evidenza: dal lat. ex vidente = ciò che risulta dall'esperienza del vedente.
Azione specifica e propria di chi vede.
Implica una esatta relazione di coincidenza tra l'oggetto aperto e l'intimo di chi vede. L'in sé dell'oggetto e l'idea o forma di chi guarda coincidono, al punto da consentire la reversibilità tra oggetto ed idea. L'Io sono si coglie nell'oggetto che vede.

Natura: ciò che sorge per nascita.
Come il nato, il fatto, scorre o agisce di per sé.
Ciò che è e fa per nascita di leggi universali applicate ad un preciso contesto.

per approfondimenti www.ontopsicologia.org

giovedì 10 settembre 2009

Gli effetti del monitor di deflessione

Il primo effetto è la sottrazione di coscienza dall'In Sé, per cui l'uomo diviene inconscio a se stesso. Il secondo effetto è l’occupazione dei primi categorici o postulati del comportamento etico. Sulla base di ciò, l’uomo ipostatizza i primi principi su assoluti indimostrati e di conseguenza fideistici, quindi l'uomo subisce la relegazione nel simbolo e la sottrazione dal reale noumenico. Terzo effetto è l’esperienza della paura e dell’angoscia.

per approfondimenti visita il sito ufficiale dell'Ontopsicologia

venerdì 7 agosto 2009

Ontopsicologia, come migliorare se stessi

Le tecniche di analisi e le terapie ontopsicologiche sono strumenti-chiave per identificare se stessi e realizzare la propria individualità, con lo scopo di soddisfare l'Io storico e l'anima. L'Ontopsicologia, scienza nata dalle osservazioni cliniche e psicoterapiche del Professor Antonio Meneghetti, consente di conoscere i risvolti attivi e costanti dell' inconscio. Conoscere il proprio inconscio significa individuare i condizionamenti che non lasciano sviluppare l'individualità creativa dell'essere.

mercoledì 8 luglio 2009

Evolvere il progetto di natura

La novità dell’Ontopsicologia è la scoperta del criterio base di natura, cioè del progetto di vita in dote alla nascita, quello che nella cultura classica si chiama anche anima, e lo ha chiamato In Sé ontico.

Una volta individuato il progetto che ogni individuo porta con sé come patrimonio, il compito della pedagogia ontopsicologica è aiutare l’evoluzione e la crescita del bambino amplificando in modo funzionale le vocazioni, le attitudini, le propensioni, e quindi consentire all’individuo di conoscere se stesso e farsi, cioè costruirsi per come è in natura. Quindi educare ad una razionalità - via via sempre più adulta - che consenta di scegliere sempre in modo corretto per se stessi, con soddisfazione personale e sociale.

Capita invece che negli insegnamenti classici, dalla famiglia alla società, il progetto di natura dell’individuo non venga considerato come il principio di riferimento per conoscere ciò che è meglio per la persona.

A questo, viene sovrapposta l’informazione fissa e ripetitiva dell’opinione sociale, degli stereotipi, dei luoghi comuni, dei memi. Tutte informazioni che portano il bambino a crescere secondo regole e criteri esterni e non secondo il proprio criterio interiore.

Un’inclinazione verso un’arte, una disciplina, una professione che il bambino ha alla nascita il più delle volte non viene vista, considerata cosicché non si educa il bambino a seguirla, coltivarla, ad evolverla. Ma gli si insegna a seguire un’altra arte, disciplina o professione perché, per esempio, viene praticata da generazioni in famiglia ed è quindi tradizione proseguirla, oppure è una professione che ha più riuscita sociale, più guadagno, più richiesta.

Ma questa professione, diciamo aggiunta, era “nelle corde” del bambino? Da adulto potrà esercitarla con passione e soddisfazione perché ha realizzato nella sua storia le scelte verso le quali era naturalmente portato?

L’adulto, anche se ha preso strade diverse, può recuperare la strada del proprio progetto di natura che esite ancora costretto sotto tutte le informazioni che fin da piccolo la famiglia, la società, la cultura, gli ha sovrapposto. Questo è il compito dell’Ontopsicologia che consente all’uomo la possibilità razionale di riscoprire ed evolvere se stesso secondo la particolarità del proprio progetto.

Certo, è ovvio che l’individuo dovrà riscrivere molte delle proprie regole, fare dei compromessi con la società, non cancellerà tutto quello che ha fatto e quello che è diventato ma cercherà di recuperare e dare spazio a quello che non ha mai evoluto di sé e che è ancora possibile sviluppare.

Tutta la visione ontopsicologica in riferimento alla pedagogia è l’attenzione ai codici della vita che il bambino ha in dote alla nascita e l’adattamento progressivo di questo progetto base all’elaborazione della costruzione e responsabilità sociale dell’individuo.

venerdì 12 giugno 2009

l’uomo sulla via dell’autorealizzazione

Ecco che, dopo aver svelato le dinamiche attive nell’uomo “normale” dei comportamentisti, l’Ontopsicologia approda alla visione dell’uomo delineata da Jung e sviluppata dagli psicologi umanisti. Come l’uomo di Jung e quello degli psicologi umanisti, l’uomo dell’Ontopsicologia tende per natura all’autorealizzazione. Ma la tensione esistenziale dell’uomo dell’Ontopsicologia ha qualcosa di più rispetto a quello della visione umanistica. Si tratta di un uomo protagonista responsabile, capace di attuazione personale nell’essere.
Ciò che dell'inconscio interessa di più all'Ontopsicologia non è il Sé, ma l’In Sé ontico, un Sé più radicale che coincide con la natura umana connaturata nel soggetto. Un Sé le cui dinamiche vengono illustrate in modo scientifico: con fenomenologia sperimentale e astrazione teorica. E l’autorealizzazione viene intesa come attuazione del progetto di natura. La strada all’autorealizzazione non è un percorso a tappe che si delinea lungo l’intera vita, ma la realizzazione è fatta di scelte che in ogni momento e in ogni situazione rispondono all’alternativa tra crescita e regressione. Ogni momento, ogni essere umano è chiamato a realizzarsi completamente mettendo in atto la soluzione ottimale nel qui e adesso della situazione in cui si trova.

giovedì 14 maggio 2009

La questione del razzismo nel sistema educativo dei Paesi industrializzati

Nel mondo più di un sesto dell’umanità (855 milioni di persone) alla fine del millennio erano analfabeti. Tra questi ci sono 130 milioni di bambini (di cui 73 milioni bambine) in età scolastica che non frequentano la scuola primaria. Per quanto tempo questo pianeta si potrà permettere un tale spreco di risorse umane? Ma forse il fatto è che anche le risorse impiegate stanno dissipando i loro sforzi. Vorrei rivolgere l’attenzione sull’educazione dei Paesi industrializzati ed evidenziare come anche in questi, benchè in modo diverso, ci sia un enorme depauperamento del potenziale uomo nell’ambito educativo.
Nei Paesi industrializzati quasi il 98 per cento dei bambini frequentano la scuola. Nel prologo della Convenzione sui diritti del Bambino si sottolinea come i bambini che vivono in zone rurali abbiano meno opportunità di coloro che vivono in città, di ottenere un’educazione di buona qualità. Ma una volta che questi bambini frequentano la scuola, saranno in grado di contare e pensare bene per il sociale che li attende? Secondo un’analisi condotta - in 29 Stati - dalla Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo con sede in Parigi, la risposta è no. Inoltre un 20 per cento di giovani lasciano la scuola senza un titolo adeguato per trovare un lavoro o un’utilità nel sociale.
I governi devono fare in modo che tale disparità sparisca. Senza un’educazione appropriata, la gente non può lavorare in modo produttivo, tutelare la propria salute, proteggere se stessi e lo spazio in cui vivono.

Nell’ambito dell’educazione industriale ciò che maggiormente si riscontra, almeno secondo molti rapporti di enti governativi, è la violenza all’interno del mondo scolastico. Questo contesto sembra essere accomunato da un qualcosa che si rivela uguale negli Stati Uniti, come in Italia come in Russia o in Brasile, in Olanda, in Francia come in Cina. La gioventù di oggi sta assumendo un ruolo di violenza contro le istituzioni e le parti più vicine al suo mondo come la famiglia e la scuola.
Negli USA ormai si parla di Columbine Effect, riferito alla stragi compiute dagli studenti nelle scuole. Sono rancori che derivano da derisioni, forme di discriminazione e di razzismo che sfociano in una forma di aggressività inaudita: sparare contro tutto e contro tutti. Insegnati o compagni di scuola indifferentemente. Eppure si dice di loro che erano ragazzi bravi, modello, sensibili, tranquilli. Ma la violenza nell’ambito scolastico non riguarda solo questi casi estremi, ma soprattutto quella esercitata nella vita quotidiana all’interno della scuola. Per esempio i bambini in Inghilterra are frequently bullied by other children in the shool yard. Negli Stati Uniti, da un rapporto del 1995, il 4% degli studenti tra i 12 e i 19 anni reported experiencing violent victimization while in school. In sweden, accordin to some reports, each semester 1.500 boys and 500 girls on average, require medical treatment following attacks by other sudents. La stessa cosa si sta verificando all’interno della famiglia, la cronaca di tutto il mondo è piena di questa realtà, figli che uccidono i genitori, i fratelli etc. C’è da chiedersi se l’ambito educativo sia carente solo da un punto di vista accademico oppure anche nel più importante campo di responsabilità sociale, emozionale, spirituale e morale.
La Convenzione sui Diritti del Bambino sottolinea l’importanza di un’educazione di alta qualità che può essere portata avanti solo da innovazioni nel campo educativo. E sottolinea che le scuole devono essere luoghi di creatività, sicurezza e stimolo per i bambini, posti in cui i bambini si aspettano non solo di trovare acqua potabile o strutture sanitarie accettabile, ma insegnanti motivati ad interagire con loro con capacità rilevanti e idonee ad educarli.
I 130 milioni di bambini che non vanno a scuola sono una perdita per l’evoluzione del pianeta, ma ritengo ancora più grave come sperpero andare a scuola e uscirne impreparati ad affrontare la vita reale.